....ero io...sorry ma mi dimentico sempre di firmare. Ci tengo a distinguermi dall'altro animale che spartisce etilicamente con me il blog ; )
buon anno a tutti!!!!!!
...giov
....ero io...sorry ma mi dimentico sempre di firmare. Ci tengo a distinguermi dall'altro animale che spartisce etilicamente con me il blog ; )
buon anno a tutti!!!!!!
...giov
…meno male che è finito! Non lo ricorderò sicuramente come uno degli anni più esaltanti della mia vita: almeno per me, il 2004 è stato un anno fondamentalmente di merda. Iniziato in maniera molto scialba e terminato quasi con la fine del mondo in Eurovisione. Per lo più mi ritrovo oggi, 31 Dicembre, con un mal di gola che lasciamo stare, la mia ragazza a letto con l’influenza e gli amici (di merda anche loro, per lo più) a fare cose (di merda, molto probabilmente) in posti…di merda. Ecco il mio riassunto: una laurea breve messa finalmente nel cassetto, un’esperienza lavorativa in fabbrica terminata quasi ancor prima di iniziare, l’abbandono voluto (da parte mia) di tutti gli amici (quelli di tre righe sopra. Bravi…quelli di merda!) e un futuro incertissimo. Trovare un lavoro decente, che accontenti anche solo di un filino le mie aspettative di artista frustrato, riuscire a far emergere di nuovo gli addominali dal sottilissimo strato di grasso post-festivo accumulato sulla pancia, cercare di essere meno superficiale ed egoista del solito e…(tanto per citare Johnny Depp in “What’s Eating Gilbert Grape”)…essere una brava persona. Lo so è scontato, fortemente buonista e anche un po’ ruffianotto dirla così, ma credo che sia una cosa importante. Stavolta non scrivo niente di ironico che proprio non mi va e sinceramente non so neanche quanti leggeranno ste righe però mi piacerebbe per lo meno vedere sorridere mio padre, anche se a volte non riesce a tradire un barlume di delusione per questo figlio sempre così musone e scontento. Meno male che è finita. Non vedo l’ora che arrivi domani.
P.S.
Per fortuna che ho guardato un po’ nel futuro ed ho visto che tra 180 anni saremo tutti più felici e contenti di adesso. Lo dirà Berlusconi che, riuscito a sconfiggere la morte, prenderà il posto di Presidente della Repubblica: gli italiani tutti in eccellente forma fisica ed economica. Ma proprio tutte le famiglie. Un chilo di mele al mercato costerà 58 euro.
- U.S.A. 1951 Rudolph Matè -
- riassunto, critica, riflessioni, variazioni -
Nel 1951, un equipe di astronomi, arroccati in un osservatorio su cime impervie ( perchè come precisa l’immancabile voce fuoricampo iniziale: “gli astronomi prediligono la vita solitaria”, neanche si trattasse di bestie ), fanno una scoperta inquietante. Nel giro di qualche mese due pianeti, Bellus e Zayra, si scontreranno
con la Terra. Mancando nel 1951, internet e qualsiasi altro mezzo di comunicazione sicuro, la notizia viene sigillata in una 24ore ed affidata al protagonista, il corriere Dave Randall ( Richard Deer ). Il Nostro impavido , sdegna ogni fantamiliardaria proposta economica delle più autorevoli testate giornalistiche, che inseguendo lo scoop lo istigano al tradimento. Fiero giunge all’aereoporto di New York, dove lo attende la bellissima Joyce ( Barbara Rush ), figlia di Hendron il destinatario del pacco. Appurata la veridicità della notizia, si pensa ad informare la stampa. Il mondo è incredulo e di fronte ad illustri oppositori di Hendron, la popolazione si schiera con chi ritiene l’allarme fasullo. Intanto Dave Randall si preoccupa bene di flirtare con Joyce, nonostante questa sia già impegnata, comunque la ragazza sembra gradire. Hendron e il suo entourage hanno in serbo la soluzione, sarà costruita una navetta che porterà alcuni terrestri su Zayra, che pare abitabile. De
l resto non sono pochi i pianeti abitabili che si staccano dalla propria orbita e vagano per l’universo, la scienza insegna. Tra i costruttori del vascello saranno estratti a sorte gli uomini destinati a salvarsi e a ripopolare il nuovo pianeta. Tra i partenti certi ovviamente il professor Hendron, il ricco Stanton finanziatore della moderna arca, la bella Joyce, e il protagonista preferito dalla ragazza all’ormai già ex ragazzo. Il piano ha tutte le carte in regola per riuscire, i presupposti scientifici sono tutti dalla parte del professor Hendron . [ Ma la sorpresa è dietro l’angolo, Zayra infatti, altrimenti nota come Padania, è governata da Bossi, uno spietato dittatore. Questi si oppone fin da subito allo sbarco della nave-canotto, respingendo i Nostri con lo scudo stellare Bossi-Fini. Non solo ma Lumia propone di usare pure i cannoni fotonici contro gli scafisti stellari. ] Finale a sorpresa! Film seminale, con una vasta schiera di seguaci. Degnissimo si meritò l’Oscar per gli effetti speciali, grazie alle strepitose e catastrofiche scene d’impatto della Terra con Bellus. Immancabili i continui riferimenti religiosi ( una volontà di legare la religione al fantastico ?? ) e gli inviti mai troppo velati al fumo femminile.
Voto:7 Fran P
Still here….dopo essermi piegato sotto la pesantezza infinita dell’abbbbbacchio natalizio, dopo aver sopportato, non so come, le urla lancinanti dei miei cuginetti isterici e viziati la sera del 24 e dopo aver superato con gran classe i vari pit-stop pokeristici pomeridiani…eccomi di nuovo qui. Dato che non mi scrive nessuno all’indirizzo e-mail (che adesso trascrivo nuovanamente giovvend@yahoo.it), comunicandomi i suoi rimpianti passati, i suoi legami presenti con oggetti, donne, uomini, canzoni, di qualche tempo fa e dei sentimenti che da questi legami scaturiscono potrei cominciare a disquisire su come sia arrapante Manuelona Arcuri o di come Brad Pitt possa essere effettivamente un bell’uomo, o come mai Massimo Moratti è ogni anno sempre più sfigato o parlare del perché i gruppi new wave di oggi abbiano sempre un frontman con un acconciatura di capelli troppo al di sopra della media. No. Non sarebbe giusto, anche perché se penso all’Arcuri penso, per una strana ma secondo me validissima associazione di idee, all’abbacchio e quasi vomito. Se m’immagino Brad Pitt mi viene in mente solo la mia frustrazione per il mio metro e settanta di altezza. Se penso a Massimo Moratti mi metto quasi a piangere (apriamo un blog per salvarlo per favore…non è colpa sua…è un condannato!). Se invece comincio a parlare di rock sarebbe la fine per voi perché vi farei due palle così, tanto più che a me i gruppetti new wave poppunknroll mezzi elettronificati che vanno adesso mi piacciono un casino (altro che “no, tutta roba riciclata dal passato, il rock è morto e bla bla bla…). Lo so anch’io che il rock è morto…e allora?!? Che vogliamo fare? Ascoltiamo Bach o i Notwist per 5 anni di fila??? Meglio di no. Meglio continuare a parlare di “noi un po’ di tempo fa”: con più velocità nelle gambe durante le partitelle a calcetto ma meno esperienza sul groppone. Io per esempio, di legami col passato, ne creo e ne distruggo ogni giorno a decine: ho definitivamente rinunciato a frequentare persone con le quali fino alla scorsa estate trascorrevo le giornate, però conservo in un remoto angolo di cervello le loro cose più belle (pochissime a dire la verità) e i momenti divertenti e sopra le righe passati con loro e guardandoli dal presente fanno un bell’effetto o per lo meno migliore di quando li ho vissuti in prima persona. Rompo un ponte, ma creo un canale di fuga alternativo da qualche altra parte (magari sottoterra) per sfuggire alle persone e non avere troppo a che fare con loro. Le persone sono strane, anzi…le persone sono quanto di più strano mi sia capitato d’incontrare nella mia vita.
mmmmh non credo di avere le forze per scrivere e "postare" il mio terzo pezzo per questo blog che ancora non ho capito bene di cosa tratti ma che mi piace un sacco. Il cibo di questi giorni mi ha distrutto anche mentalmente ma già domani dovrei essere in grado di aiutare il mio amico etilico Fran_P a portare avanti la nostra missione (che non so quale sia ma di sicuro c'è).
giov
26/12/2004, mi sveglio stordito in piena fase digerente. Appunto qualcosa che posterò in seguito, qua alla reunion familiare, internet ancora non esiste. Certamente quest’anno le zie non hanno corso il rischio che a fine cena qualcuno potesse avere ancora fame. Probabilmente ho gli organi digerenti sformati e dilatati, si ipotizzano danni lievi anche agli organi vitali. Non ricordo di preciso cosa si sia bevuto il giorno prima, probabilmente un umile ma dignitoso Bianchello dei Colli Fanesi. Ma il ricordo più piacevole lo riservo all’accompagnamento enologico del dolce. La Visciolata, vino prodotto con le visciole, una qualità selvatica di ciliegia oggi in via d’estinzione. Tuttora rimangono pochissimi produttori di questa nobile bevanda e le bottiglie sono addirittura numerate. Per cui i lunghi e godibili sorsi si prolungano, nella triste ma conscia idea che ogni sorso è un passo in più verso l’ ultima bottiglia.
Il succo ricavato dalle visciole è liquoroso e tremendamente dolce con un retrogusto amarognolo tendente all’amaretto. La preziosa densità bordeaux, viene infine mescolata con preziose uve Sangiovesi.
Vino che in circostanze normali accompagnerei con “Loveness” dei My Bloody Valentie, ma cacciati i parenti, agli
ultimi scoppiettii del camino preferisco godermi “Listening To Otis Redding At Home During Chrismas”. Dal primo album, “Don’t Fall In Love With Everyone You See”, degli Okkervil River di Will Sheff, novello Jeff Buckley ( versione country ) dal tocco Drakiano. Questo il mio augurio di Buon Natale ( meglio passarlo da ebbri ), oggi in ritardo in tempo per l’anno prossimo.
"Listening To Otis Redding At Home For Christmas"
Home is where beds are made and butter is added to toast. On a cold afternoon you can float room to room like a ghost. Take the car out and argue about who gets to set up the kings. And I know that it’s home because that’s where the stereo sings’ I’ve got dreams to remember. But not even home can be with you forever. It’s Christmastime and the plane flies me over white hills to a town in a dream, where the sky is frozen and still, and a room (that’s not mine but it’s just like I left it before, with the wax from the candles all dusty and locks on the door) where I held you so tenderly, and where in summer I opened your letter to me. I’m standing where we knelt and a miracle mile now borders it, but if I turn my back and look at the field I don’t even notice it for a second. There’s a tangle of greenery where winter scenery ends. And I hear that song sometimes and imagine us much more than friends - like if we stayed in this town, bought the first house that went up on sale, and how each Christmastime would bring in laws and snow days and holiday mail. Your dad says you’re living in Georgia since last September. Well, I’ve got dreams to remember. I’ve got dreams to remember. Oh Sara, come back to New Hampshire. We’ll stay here forever. ( Okkervil River, 2001 )
Fran P
- Usa, 1953. Byron Haskin -
- critica, attualizzazioni, approfondimenti e 2 variazioni sul tema -
Nel 1953 un manipolo di Extraterrestri decide che il proprio pianeta non è più abbastanza grande per tutti quanti. Unico rimedio secondo la loro evolutissima intelligenza, la migrazione. Soluzione d’avanguardia che persino i nostri paesi più conservatori hanno abbandonato da un cinquantennio. Scartati ad uno ad uno tutte le soluzioni che offre sulla sua brochures il sistema solare, raffinati i criteri di scelta ( troppo caldo, troppo freddo, troppa pressione …… ), i nostri impavidi E.T. scelgono la Terra.
Il piano è semplice, inviare 3 navicelle contenenti ognuna 3 piccoli veivoli di laser muniti, incazzati come delle bisce, e radere al suolo tutto il creato.
Ma veniamo al protagonista della storia, il professor Clayton Forrester ( Gene Barry ), casualmente questi all’atterraggio del primo vascello si trova nei pressi dell’impatto ( le evolute navi aliene non atterrano, si schiantano ). Recatosi sul posto, attirato dal botto, incontra una delegazione di curiosi paesani del vicino villaggio. Tra gli altri l’immancabile sceriffo, l’immancabile braccio destro incompetente dello sceriffo, il prete mistico/ubriaco ( “che alla fine aveva ragione ma intanto è morto che nessuno lo cagava!” ) e l’immancabile bellona Sylvia Van Buren ( Ann Robinson ).
Messe sotto osservazione, le navette non tardano a palesarsi e a cominciare la loro opera distruttiva, in pochi minuti il mondo è sotto tiro.
Casualmente il Protagonista e la bellona, in seguito a travagliate vicende rimangono isolati, e guarda caso scatta la love-story.
[ Intanto alla casa bianca il presidente Gorge W. Bush, grazie agli informatissimi agenti segreti, scopre strani retroscena. Dietro agli alieni si nasconderebbero i Talebani e Marte sarebbe un pianeta canaglia. Scatta immediatamente la controffensiva verso l’Afghanistan, a poco valgono le inutili, ruffiane e spudorate dichiarazioni d’estraneità dei poveri Afgani. Da qui all’ Iraq il passo è breve, le sofisticatissime navette, i laser ultra Sboom e altre armi di distruzione di massa, sarebbero forniti dall’ armatissimo Saddam . ]
Nel mentre, il Dr. Clayton Forrester e Sylvia causa nuovi sbarchi sulle loro teste, sono costretti ad abbandonare la faticosa attività del petting. Così avviene che entrino in possesso di nuovi particolari biologici sugli invasori, tanto evoluti tecnologicamente, quanto deboli fisicamente. [ Infine grazie ad un film di Micheal Moore, scoprono che probabilmente i marziani erano stati insediati ed armati da Gorge Bush padre, in cambio di migliaia di barili di cioccolata. ]
Il finale regala una splendida scena di distruzione di Washington, che valse al film l’Oscar per gli effetti speciali; a confronto “Indipendence Day” sembra mio cugino che disfa i LEGO.
Nella conclusione religioso/moralista, scopriamo che la provvidenza divina è ancora magnanima, ma solo con gli umani, e che il lungo braccio della legge ( divina ), non è poi tanto lungo, visto che non esce dall’atmosfera. Insomma, va bene patriottismi, ma Dio è terrestre o universale?
Voto:8,5 Fran P
“Bye Bye Love /Bye Bye Happiness/
Hello Loneliness /I Think I’m Gonna Die…”
Sono sempre stato fortemente attratto dall’anarchia, sin da quando avevo all’incirca tre anni o giù di lì. Spaccare bicchieri, rompere le bambole di mia sorella, tirare la bici di sotto dal muretto di casa, sezionare lucertole e dar fuoco alle loro interiora, sfracellarmi contro l’asfalto con le ginocchia sanguinanti eccetera. Quale azione più anarchica del pisciarsi sotto dentro al letto? E così sono cresciuto con l’idea che un giorno avrei fabbricato un ordigno così potente che avrebbe fatto frantumare i ghiacciai ai poli, unicamente con le sole vibrazioni della deflagrazione. Adesso guardo le foto del piccolo io-terrorista e mi vedo cambiato: sono la persona più in regola con le regole di tutto l’universo. Senza macchia. Dritto come un fuso. Regolare. Spiritoso ma non troppo. Dolce ma non vomitevolmente mieloso. Introverso, riservato, quando non megalomane e schizzato. Io sono la via di mezzo. Io sono la via. Io sono. Volevo fare il truccatore cinematografico da piccolo; volevo creare i mostri e “trafficare” tutto il giorno con sangue finto e brandelli di carne splatter (dannati film con Freddy Krueger!). Adesso, pur avendo fatto un’Accademia cinematografica e avendo l’interesse per diventare un organizzatore di eventi, mi trovo a combattere con un sacco di aspirazioni e idee che, per il momento, rimangono purtroppo solo tali. Voi come siete cresciuti? Come eravate? Come siete diventati? Vi piacete adesso? Quanti rimpianti avete? Ne avete? Se mi scrivete cose interessanti le pubblico qui su e il blog lo farete pian piano anche voi.
giovvend@yahoo.it
"Tre coppe di vino non di più, stabilisco per i bevitori assennati. La prima per la salute di chi beve; la seconda risveglia l’amore ed il piacere; la terza invita al sonno. Bevuta questa, chi vuol essere saggio, se ne torna a casa. La quarta coppa non è più nostra, è fuori misura; la quinta urla; sei significa ormai schiamazzi; sette occhi pesti; otto arriva lo sbirro; nove sale la bile; dieci si è perso il senno, si cade a terra privi di sensi. Il vino versato troppo spesso in una piccola tazza taglia le gambe al bevitore."
Come accompagnamento enologico al capolavoro freak dei Pink Fairies, “Never Never Land”, propongo un Cabernet Sauvignon del Riminese, di cui possiedo ( possedevo ) un'unica bottiglia del 2002. Ora probabilmente il gruppo Londinese, formatosi nel 1970, fiero esponente del fenomeno Hippy era
sicuramente più avvezzo alla nobilissima arte del cannone. In questi termini la copertina risulta essere quasi un manifesto ideologico. Non gli dispiaccia dunque se noi preferiremo all’erbaceo intrattenimento l’ accostamento col vino riminese.
Il vigneto Sauvignon, presente nella zona dal 1700 ha un ottima tradizione di vini. La bottiglia appena stappata si presenta all’olfatto con un odore estremamente fine, tradendo forse la sensazione del primo sorso. L’ impatto col palato infatti, è molto forte, la prima impressione è quanto mai energica, l’accompagnamento ideale sembrerebbe essere carne alla griglia o primi piatti elaborati dal sapore importante. In questo senso il rubino calice si sposa perfettamente con il “classico” d’apertura di questo disco: la potente ed energica “Do It”. Una veloce e densa cavalcata power rock di appena 4 minuti, atipica per un album che predilige per lo più atmosfere rarefatte e assoli chitarristici più vicini al blus o alla psichedelia.
Dopo il primo sorso intenso e violento il vino lascia in bocca un piacevole retrogusto floreale e l’alta gradazione alcolica offre presto una valida via di fuga all’attenzione dell’ascolatore. Facile allora perdersi in improbabili riflessioni filosofiche, accompagnati dalle sonorità spaziali e dalle divagazioni strumentali di “Say You Love Me” e “War Girl”. Ma proprio mentre sorseggiando il secondo bicchiere ci compiaciamo del benevolo senso di stordimento, ci rendiamo conto del tranello. Quello che credevamo essere un volo soave è ora viaggio senza ritorno. Se ascoltando “Never Never Land”, dalle ossessive morbide chitarre, mantenere un contatto con la realtà è ancora possibile; con l’infinita “Uncle Harry’s Last Freakout”, forse il capolavoro dell’album, la nostra sorte è segnata. Oltre 10 minuti di psichedelia fricchettona in odor di rolling-blues.
Ingannevole più di ogni cosa è il vino. Sul divano con l’occhio calante, mi sveglierò che tutto sarà gia finito. E il naufragar m’è dolce.
Fran P
Dunque ecco ancora le festività, il Natale, la neve, il freddo e tutta quella roba lì.
Come ogni anno i negozi e le strade diventano di un giallo sfavillante e di un rosso sanguigno che invece di assumere i toni di una violenza inaudita e spropositata, come neanche il fiume di sangue dentro l’Overlook Hotel di Shining, ci appare ridente e benevolo. “Il rosso è tuo amico. Il rosso è amore. Rossa è la carta dei regali. Non vi piacciono i regali bambini?” Già, i regali. Io me li ricordo i regali ricevuti da bambino a fine anni ottanta inizio novanta: mostri deformi e astronavi dai colori così kitsch che si vergognavano loro stessi di essere scartati e portati alla luce. E poi tutta quell’atmosfera di festa in famiglia che adesso è andata un po’ perdendosi, perché siamo tutti più grossi, depressi e maturi (seh, magari) rispetto al passato. Mi ricordo i miei cugini e il loro bellissimo albero di natale che, essendo sempre la fine degli anni ottanta, era kitsch quanto i regali sopra citati se non di più: un accozzaglia di roba che sopra ci trovavi tutta la collezione di pentole Mondial Casa appesa e anche qualche asse da stiro. Fili dai colori più disparati e rigorosamente di brillantezza e tonalità l’uno diverso dall’altro; palline grosse, medie, piccole, ruvide, viola, blu, verde vomito; neve finta, spruzzata nei pressi della punta, coperta da una stella che avrebbe rotto il culo a quella sopra la capanna dove è nato Gesù, per quanto era grossa. Mio zio che cominciava a manifestare i primi gravissimi sintomi della mania da filmino natalizio. Riprendeva tutto, persino quando andavi a pisciare o ti ficcavi tre dita nel naso. Adesso abbiamo il presente, con l’albero in tinta, le palline grosse da metter sotto e quelle piccole nella parte di sopra per rispettare le proporzioni; abbiamo regali che sono talmente intelligenti che a volte mi sento proprio un idiota in confronto alla bambola con le labbra rifatte di mia cugina, che spingi un bottone e ti risolve un problema di trigonometria, abbassi una levetta e si mette a novanta per farti sfogare tutte le voglie represse da giovane mediamente soddisfatto della propria esistenza.
Oggi è quasi Natale. Oggi ti accorgi che sei un po’ più grande e un po’ più solo, rispetto al passato. Strano. Ti sale la malinconia proprio in questi giorni che dovrebbe abbassarsi ai minimi storici (sempre per il discorso che Natale è amore, Natale è gioia, serenità ecc). Entri dentro l’ennesimo negozio di vestiti, trascinato a forza dalla tua ragazza e ti siedi su una panca in plastica, aspettando che le sue voglie vestiarie svaniscano in fretta. Bambine paffute ti passano davanti, tenendosi per mano e masticando gomme che lasciano una scia di benzina nell’aria. D’improvviso immagini una catastrofe, uno scoppio, un terremoto. Un gruppo di terroristi entra in azione lungo via Fratelli Rosselli e comincia a decapitare i manichini con su i vestiti di Armani e Ferrè. Se sei una femminuccia il discorso potrebbe essere uguale, solamente invece che accompagnare il partner a scegliere cappotti e maglie vieni trascinata lungo una tragedia infinita di telefonini, stereo, dischi e dvd.
Torni alla realtà.
Oggi tuo zio gira sempre meno con la telecamera in mano e tua zia è incinta di tre mesi.
Oggi è quasi Natale e sei sempre lì, con lo studio che procede, un lavoro che dovresti trovare per accontentare almeno i tuoi (nel mio caso con lo studio che è appena terminato e un lavoro che accontenta solo i miei…per il momento spero). Proprio non ti va di essere gioioso e mentre l’ennesimo amico cazzaro e festaiolo ti domanda cosa farai a capodanno tu ripensi all’atmosfera kitsch degli anni ottanta e ti rifugi dentro l’odore di roba buona, cucinata da tua nonna che si spande in sala da pranzo. Ci vorrebbe un’armatura indistruttibile per affrontare le feste e tutto lo sbalzo di emozioni, ricordi e aspettative che si trascinano dietro ogni anno.
Sopravviveremo?
giov