Vatti a fidare degli amici! Si fa presto a consigliare vino e musica su internet, poi però quando uno si ubriaca come una serpe, “sotto saggio consiglio amichevole” del suo blog-coinquilino, sbarellando a destra e sinistra, la cosa si fa leggermente meno divertente. Eccomi qui, per l’appunto con dentro le orecchie “Club Foot” dei Kasabian e in bocca un sapore che è all’incirca un misto di vomito e Montepulciano. Mi giro a destra e a sinistra per cercare di capire dove cazzo mi trovo ma, niente da fare, proprio non riconosco niente. L’ambiente è rosso scuro e cupo, come se fossero le sette di sera in inverno. Vedo un ragazzo seminudo scappare, inseguito da cinque persone tutte vestite di nero che lo raggiungono e lo bloccano: è l’ex leader dei Libertines, Pete Doherty (altro che dischi da sottobicchiere…). Gli uomini in nero cominciano a conficcargli sulla pelle decine di siringhe e il ragazzo urla che fa quasi senso vedere la sua smorfia di dolore. Il sangue schizza ovunque, macchiando la pavimentazione, aumentando l’insana euforia e io non riesco neanche a chiedere aiuto a qualcuno. Pete apre la bocca per lamentarsi e uno dei tizi scuri gli pianta un ago proprio sotto il palato. I cinque si dileguano e lui rimane in ginocchio con decine di siringhe appuntate addosso. Ad un certo punto, contemporaneamente, gli stantuffi cominciano a pompare aria nel corpo del ragazzo e lui cade definitivamente a terra svenuto e gonfio. Rimango impietrito da tanta violenza. “Bello eh?” Mi giro e vedo un omino che mi parla quasi come se niente fosse successo, anzi ha un ghigno che si direbbe compiaciuto per l’amara sequenza “…ogni giorno a quest’ora la stessa storia…eeehhh…molto piacere…Charles Baudelaire”. Mi porge la mano e io la stringo riuscendo a far uscire solo poche parole dalla bocca…“Ma lei che cazzo ci fa qui?” gli chiedo e lui “Oh beh…diciamo che a Qualcuno non è piaciuto il fatto che, in passato, io abbia convinto centinaia di persone che la vita in fondo non vale molto la pena viverla, se si rivela continuamente una frustrazione…ah, e per aver scritto quella poesia intitolata Le Tenebre…ma…” s’interrompe per il fragore proveniente proprio dietro di noi: altri uomini in nero stanno lavorando con scavatrici e martelli pneumatici, costruendo nella pietra ciò che a tutti gli effetti sembrerebbe un trono regale. C’è chi incastona gemme nella roccia e chi aggiusta i cuscini sulla “sedia” da imperatore. Vuota. Baudelaire ride beffardo con lo sguardo rivolto verso il trono… “Ehe eh eh …scusami, dicevo…cosa dicevo?!? Ah, si…guarda che se continuate a scrivere cazzate su internet, tu e quell’altro avvinazzato di Francesco_P, ci finite pure voi qui sotto”… Detto questo, caccia da sotto la giacca una di quelle palle di vetro e dentro riesco a vedere me in questo stesso luogo, costretto dagli uomini scuri ad ingoiare porzioni inimmaginabili di pillole di Melatonina e a bere bicchieri interi di Valpinax al 3%. Guardando più attentamente inorridisco nell’osservare che qualcuno deve avermi strappato le palpebre, costringendomi così ad una veglia perenne. I miei occhi sono rossi, secchi, quasi fuori dalle orbite. “Cazzo!” Esclamo e mi tiro indietro… “Si…” fa il poeta… “non ti si rizzerà più per l’eternità…avrai troppo sonno…ma non riuscirai a dormire mai…”. Comincia a salirmi il rimpianto per cose che avrei sempre voluto fare ma non ho mai fatto. Vedo il mio cane che vorrebbe essere portato fuori almeno una volta. Vedo me stesso felice con due figli, un lavoro e una casa pagata. Sento improvvisante il bisogno di parlare, essere abbracciato, ma dura solo un secondo perché la curiosità prende il sopravvento nuovamente; mi avvicino per la seconda volta alla bolla di vetro per osservare meglio. Baudelaire mi guarda e ghigna malignamente. Dove adesso ci sono i “lavori in corso” c’è un tizio mutilato, un tronco umano senza braccia né gambe, seduto sul trono di pietra. Piange sottili lacrime di sangue, guardando fisso una piccola bandiera americana attaccata alla parete rocciosa, con sotto la scritta George W. “Commander In Chief”. “Cazzo!”. Riesco ad esclamare solo questo, ancora una volta, e scappo via nauseato. Mi viene da vomitare…tutto il vomito del mondo mi sale su per la gola. Vedo una porticina e vado per imboccare l’uscita quando mi sembra di notare un viso familiare: una persona riposa beata su un materasso adagiato a terra. “Dante?!? Anche tu…ma che cazzo ci fai qui?!?” “Ciao oh bischero…ancora con quelle computerate?!?” Lo osservo minuziosamente, alquanto esterrefatto, scorgendo tra le sue parole un vago sentore di sbornia… “Io qui…” Continua a sproloquiare; le mutande che indossa sono, molto verosimilmente, piene di escrementi perchè emanano un tanfo indescrivibile….. “e cchè voi fare…lì su…con Beatrice…tutto ok…” la sua mano gesticola in modo frenetico, disegnando nell’aria figure oniriche inconcepibili “…una bella villa, giardino, piscina, sempre bel tempo…insomma tutto apposto…qui in effetti sto in un monolocale sfasciato…tocca subire frustate e angherie, non si mangia quasi mai…però almeno si tromba!!!”. Indeciso se ridere, gonfiarlo di botte all’istante o annunciare al mondo la mia ufficiale e ormai consolidata pazzìa, apro la porta ed esco definitivamente, con ancora “Club Foot” nelle orecchie.
giov