venerdì, 25 marzo 2005

Giov a Pasqua ascolterà: BRIGHT EYES: DIGITAL ASH IN A DIGITAL URN

Questo bel dischetto è un concentrato di coinvolgenti deliri, nati, a mio avviso, per essere registrati esclusivamente “chitarra e voce”. Poi, fortunatamente Conor Oberst, in  arte Bright Eyes, ha voluto prendere un’altra direzione, introducendo una serie di demoniache idee elettroniche, che si sono rivelate, in definitiva, azzeccatissime. Uscito in contemporanea con un’altra sua produzione (folk stavolta) intitolata “I’M Wide Awake It’s Morning” questo disco che ha raggiunto la posizione numero due della famosa classifica americana Billboard (preceduto proprio da “Wide Awake”!!) è la prova di come si possa essere intimisti pur non intrappolando i propri sospiri dentro composizioni acustiche. Non è il nuovo “Ok Computer”, ne tantomeno un capolavoro d’elettronica, come qualcuno ha scritto. Questo concept album, incentrato sul pensiero della morte e della sofferenza, è un ottimo percorso musicale che si apre con la pura follia elettronica e ultraterrena di “Time Code” (Drink Liquid Clocks Til I See God/Shh Shh Don’t Talk Don’t Talk) per poi trasformarsi, man mano, in qualcosa di più accessibile, fino a sfiorare la  perfetta indie pop song nelle tracce finali. Da segnalare alle tastiere e ai synths Nick Zinner, già chitarrista anoressico degli Yeah Yeah Yeahs.

Giov eviterà caldamente: DAMON & NAOMI

Secondo me dovrebbero vietare con una riforma ufficiale a Francesco di consigliare i dischi. Non si può parlare seriamente di roba che ti fa venir voglia solo di uscire di casa dal balcone invece che dalla porta. Questo disco è un concentrato di sonnolenza spacciata per gentle rock raffinato e accattivante. Io sono riuscito ad ascoltarlo solamente un paio di volte, poi mi sembrava di sentire Chris Martin lagnarsi per un unghia incarnita. Deprecabile davvero. (pfuàh…sono indignato!).

Fran P a Pasqua ascolterà: DAMON & NAOMI “THE HEART IS BLUE” 

Se Neil Young non avesse mai pubblicato un disco, ma si fosse limitato ad ascoltare musica e ad essere (eresia) un semplice fan come noi tutti siamo, bè, il vecchio Neil, a parer mio, impazzirebbe per Damon & Naomi. I due iniziarono a far musica con i Galaxy 500, a cavallo fra gli 80 e 90. Qualcuno non sa ancora cosa successe? Il risultato di quella manciata di dischetti che uscì a loro nome ancora è ricordata come tappa fondamentale dell’indie statunitense. Poi tutto finì, ma quello che resta è un duo straordinario, capace di tessere melodie acustiche dolcissime e terribilmente originali. In un mondo dove il successo di un disco è spesso deciso da chi sta al mixer, chi esprime idee così belle con la sola acustica, và amato. Neil apprezzerebbe, e forse lo fa.

Da segnalare l’ennesima partecipazione di  Kurihara che possiamo ormai definire il terzo “Damon & Naomi” e a cui il soprannome di Jimmy Page nipponico non va affatto stretto. Il chitarrista, ufficialmente membro dei giapponesi Ghost, fu già con loro nell’acustico (e dagli arcaici sapori orientali) “With Ghost” e nel tour del 2002 da cui uscì il live “Song To The Siren”.

Se a Pasqua quello che cercate è un disco da salotto, soave e melodico questo fa per voi.

Fran P eviterà caldamente: BRIGHT EYES: DIGITAL ASH IN A DIGITAL URN

Non ho nulla contro Bright Eyes, anzi in un’altra sede ho speso buone parole sul giovane. Però sono un irriducibile anticonformista, così se un ragazzo appena ventenne me lo piazzano su tutte le copertine di giornali specializzati, bè, storgo un po’ naso. Per carità, ho amato “Fevers And Mirrors”, ma questo mi pare un po’ sopravvalutato. Passi che un malinconico ragazzino si pianga addosso strimpellando con la chitarra, anzi, questo gli riesce con buoni risultati in “I’M Wide Awake It’s Morning”, Ma in “Digital….“ non ci vedo nulla di genuino al di la della speculazione. Insomma battiamo il ferro finchè è caldo, ok, è il mercato, ma l’elettronica lasciamo a chi sa cosa farne!!!

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giovedì, 24 marzo 2005

Bene, la primavera è iniziata alla grande con delle belle giornatine soleggiate e con il compleanno di un gran figo che cade guarda un po' proprio il 21 marzo (a-ehm...); gli uccellini cantano, l'aria torna ad essere una tiepida amica e le ragazze diventano ancora più affascinanti di quanto non lo siano già nel corso degli altri mesi. Le donne sono la cosa più bella che ci sia a questo mondo. In assoluto! Vabbèh, io non mi godo niente di tutto ciò perchè sto ficcato tutto il giorno dentro uno studio di legno, con pareti insonorizzate, casse infernali e luci soffuse su di un un mixer di 25 km, ma la cosa non mi dispiace per niente, anzi. L'unica cosa è che sto diventando ogni giorno più bianco e per strada qualcuno mi comincia a parlare in russo. Sto ascoltando a ripetizione il disco dei Bravery e se tutto gira come dovrebbe dovrei intervistarli grazie all'aiuto del loro manager contattato sul sito ufficiale. Per il resto....tutto procede come al solito.

Spero anche voi vi stiate godendo un po' questo assaggio di primavera.

giov

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sabato, 19 marzo 2005

Allora…è stata una settimana piuttosto stressante per entrambe i loschi tizi che condividono il blog (capito “Prettiest Stardust”? Ripeti con me…ENTRAMBE… ; D grazie per i bacetti).

 

Le ultime notizie su Francesco lo vogliono calciatore fallito con i legamenti della caviglia a puttane, fisioterapia quasi ogni giorno, montagne di libri che lo stanno impegnando seriamente per la tesi di laurea e alcuni alunni svogliati da tenere svegli durante le sue lezioni di informatica (mi immagino la serietà di suddette lezioni eh…). In compenso il ragazzo ha aggiornato la playlist, che, ovviamente è già vecchia considerando che nel frattempo sia io che lui abbiamo continuato a recensire roba nuova su Emotionalbreakdown.

 

Le ultime notizie su di me mi vogliono la controfigura stressata di un parcometro. Ho cominciato a frequentare l’SBP, un importante centro di produzione, regia, montaggio e missaggio-audio di trailer cinematografici, telefilm, dischi, film e quant’altro a livello nazionale a Monteverde-Roma. Sto imparando qualcosa di più professionale sul missaggio audio e pare che la cosa stia prendendo una buona piega ma non mi sbilancerei più di tanto. Ho preso anche contatto con un produttore discografico che sembra molto interessato ad “appoggiarsi” ad Emotional per promuovere le band italiane che ha sotto contratto e che stanno “uscendo”  con i loro nuovi dischi. Incrociamo le dita anche per questo.

 

Colgo l’occasione per ringraziare Filippo Bossolino, ovvero il Boss di Goldengods.splinder.com per il felice scambio reciproco di dischi. Grazie a lui sto ascoltando un po’ di buona musica rock recente ed ho ripreso a recensire con regolarità in attesa dei demo che dovrebbero arrivarmi a breve dalla redazione di Emotional (eh Matteo?!? Che ne pensi?!? Mi arriveranno…vero?!?).

Vi anticipo quindi nuove recensioni in home page su Bright Eyes, The Bravery (Sallu questo ti piace di sicuro) e se non mi viene la nausea anche di Kaiser Chiefs, Yournamecodeis:Milo e altri…

Per articoli “seri” attinenti al blog (che poi il blog su cosa è incentrato? Almeno voi lo avete capito? Misà che lo sa solo Fran_) continuate a sperare. Vanamente.

Please stay tuned.

 

giov

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venerdì, 11 marzo 2005

ovvero Fran P & Giov si scannano cercando di dimostrare che quello che l’uno sta ascoltando è il disco più bello del mese ( di Febbraio ) e che quello che sta ascoltando l’altro è una ciofeca.

 

Giov consiglia: THE COOPER TEMPLE CLAUSE: “SEE THIS THROUGH AND LEAVE”

Il mio disco del mese è un disco di tre anni fa (!).

Il più raschiante urlo di disperazione e rabbia rock del 2002 è racchiuso in questo che è certamente il miglior debut indie-rock album di quell’anno, assieme all’omonimo dei Libertines. “See This Through And Leave” è un concentrato di wall of sound ed elettronica allo stato puro: cattiveria e malignità già a partire dalla copertina. I Cooper Temple Clause, sestetto di Reading, mischiano l’arroganza sonora degli Oasis rockettari di “Be Here Now”, le sperimentazioni elettroniche dei Radiohead e parecchie chicche psichedeliche, infarcite di echi, delay, feedback, trombe, effetti marziani, distorsioni e chi più ne ha più ne metta. Semplicemente stupenda la traccia che chiude il disco (“Murder Song”) e altrettanto coinvolgente la ballata “Amber” dedicata ai non esaltanti ricordi alcolici del frontman: “Then There Was The Time I Couldn’t Walk/Everybody Laughed/So Entertaining Was This Breakdown”. Ottima partenza, che consoliderà la qualità della band nel perfetto follow-up dell’anno successivo.

Giov disprezza: THE MARS VOLTA: “FRANCES THE MUTE”

E’ semplicemente assurdo consigliare un gruppo borioso e sfigato come i Mars Volta. Il buon disco d’esordio mi aveva fatto sperare in un follow up che, seppur sempre impostato sul prog-rock, riuscisse a coinvolgere ed emozionare e non buttar giù come venti gocce di valium. E poi se skippate in avanti una traccia vi perdete praticamente di botto 500 minuti di musica. Inutile.

 

Fran P consiglia: THE MARS VOLTA: “FRANCES THE MUTE”

Il disco del mese di Febbraio è sicuramente il secondo capitolo della saga Mars Volta.

Per una serie infinita di motivi che vado ad elencarvi. Il primo è che acquistare il disco è, non tanto una scelta, quanto un atto dovuto nei confronti degli At The Drive In, gruppo che ha scritto una delle pagine migliori della musica Indie e che si è reinventato in questo nuovo ensamble. Inoltre se avete apprezzato il precedente “De-Loused In The Comatorium”, vi innamorerete sicuramente anche di questo.  “Frances The Mute” infatti ripropone lo stesso format di “concept album”, ma spostando la tematica dalla morte alla nascita. La nascita, la crescita, la ricerca di chi ci ha dato la vita, la famiglia, le figure materne e paterne, queste sono le tematiche del disco. I Mars Volta si tuffano in un territorio assolutamente non facile e non banale, affrontano tematiche difficili con piglio profondo ed originale. Musicalmente tutta la campagna promozionale del disco si è basata sulla supposta innovazione rock-prog/punk. In realtà questo connubio, a mio dire è tutt’altro che nuovo, le novità lasciate in sordina dalla stampa, sono se mai una certa venatura Glam e certi pezzi in spagnolo dal sapore etnico, che uniti alle qualità di cui sopra fanno del disco una miscela imperdibile.

 

 

 

Fran P depreca: THE COOPER TEMPLE CLAUSE: “SEE THIS THROUGH AND LEAVE”

In realtà non disprezzo questo disco, ma sono sicuramente più propenso ed attento a quanto di nuovo esce al giorno d’oggi e se mai mi capitasse di guardarmi indietro lo farei per rispolverare grandi classici o gruppi di culto semi dimenticati.  Inoltre ho abbandonato da tempo gli umidi lidi dell’isola Britannica.Troppo noiosa la musica che si produce lì, molto meglio cogliere i frutti della vasta e sconfinata America. Oasis, Libertines e Radiohead: che noia!

 

 

 

 

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giovedì, 10 marzo 2005

Era dai tempi del brit pop che in Inghilterra non si viveva un anno di musica rock come quello appena trascorso. Le speranze per la stagione musicale appena iniziata, poi, sono ancora più rosee, considerando che proprio in questi giorni alcune tra le band più chiacchierate e attese da chi segue questo particolare genere di musica, stanno per lanciare i loro debut sul mercato. Un esercito di ragazzini magrissimi e anemici ha imbracciato le chitarre, portando avanti la nuova ondata rock marchiata coi colori della Union Jack. Gli album che sin qui non hanno deluso chi si aspettava del grande rock sono anche quelli che, già da subito, sono stati etichettati capolavori imperdibili tanto dai fan quanto da buona parte della stampa specializzata. L’NME anche quest’anno ha premiato i migliori artisti, attraverso gli “NME Awards” tenutisi il 26 febbraio, quelli che con le loro canzoni hanno reso l’anno appena trascorso “fuckin’brilliant”. Tra i premiati spiccavano gruppi già conosciuti ai più, ma una nuovissima ondata di rumore è già pronta ad invadere le nostre giornate. Prendete carta e penna. Stiamo parlando dei seguenti “must”:

 

 

Passato (che nell’ambiente può significare anche solo un paio di ore!)

 

Kasabian-“Kasabian”

 

Razorlight-“Up All Night” (best new band)

 

Franz Ferdinand-“Franz Ferdinand” (Best Track. Best Album)

 

The Libertines-The Libertines (Best British Band)

 

 

Presente

 

Kaiser Chiefs-“Employment” (Philip Hall Radar Award)

 

Bloc Party-“Silent Alarm” (disco d’oro dopo pochissimi giorni dall’esordio in Gran Bretagna)

 

The Others-“The Others” (John Peel Award For Musical Innovation)

 

The Futurheads-“The Futurheads”

 

The Ordinary Boys

 

The Cribs

 

 

Futuro (e qui la mano sul fuoco ce la metto da subito…)

 

Nine Black Alps

 

Babyshambles

 

The Bravery

 

Towers Of London

 

The Duke Spirit

 

 

Non scordiamoci poi i gruppi che dovranno confermare quanto di buono espresso da qualche tempo a questa parte e che quest’anno proporranno i loro lavori, cercando di non inciampare in qualche passo falso. Aspettiamo al varco

 

 

JJ72 (album pronto per l’estate)

 

My Vitriol (album da pubblicare entro l’anno)

 

The Cooper Temple Clause (come sopra)

 

 

A questi vanno aggiunti anche i gruppi “evergreen”, le vecchie leve quali Doves, Oasis, Coldplay,  pronti a riprendersi tutta quella parte di fan deviati da questa nouvelle vague del brit-rock. Se poi consideriamo che, a breve, per la serie “a volte ritornano…dal coma” anche l’ex frontman degli Suede e Bernard Butler debutteranno sotto il nome di The Tears allora ci sarà di sicuro da divertirsi! Buon ascolto.

 

 

(non so perchè me lo edita con tutto questo spazio tra un paragrafo e l'altro.  Credo comunque di dovermi arrendere  alla mia incapacità computeristica)

giov

 

 

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sabato, 05 marzo 2005
 

 

Quale elemento ci incatena nel modo più radicato possibile al tempo che passa se non il nostro mutevole aspetto fisico? Ieri sfogliavo le pagine di un giornale di musica e ho fatto caso alle strane acconciature di un nuovo gruppo rock inglese. Mi sono soffermato per qualche secondo a riflettere sugli esperimenti fatti sulla mia testa negli anni passati. Percorrendo velocemente la scaletta che adesso propongo anche a voi, alla fine un sorriso mi si è stampato sul volto. Se avete coraggio scrivete pure voi la vostra follia maggiore dal barbiere.

 

1)      fino a dieci anni: Leccata di vacca. Avendo come idolo incontrastato un mio cugino, leggermente più grande di me, cercavo di imitarlo in tutto anche nella capigliatura. Sfortunatamente lui in quegli anni si pettinava come Maurizio Mosca, così alle elementari io andavo in giro come se una vacca Svizzera particolarmente assetata avesse scambiato la mia testolina per un ghiacciolo.

2)      10 -12 anni: Scodellone. L’invasione del doppio taglio. Ovvero rasato a pelle fino all’altezza delle orecchie e sopra una specie di parrucchino (qui la variante era o con la riga in mezzo o in avanti modello Scemo e Più Scemo) che era rasato al di sotto per un po’ anch’esso e ricadeva sui lati dando l’effetto di un riporto da vecchio, solo senza forfora.

3)      13 anni: Dylan di Beverly Hills. Era il periodo in cui tutti i ragazzini si arrotolavano le camicie (rigorosamente a scacchi) sopra l’avambraccio e facevano quello sguardo che ti corruga la fronte per mezza giornata solo perché Luke Perry era il più figo del mondo in tv. Quindi il mio ciuffo si alzò sfidando tutte le leggi di gravità conosciute fino ad allora.

4)      14 anni: Modello semplice. Riga in mezzo, leggermente lunghetti sugli occhi per non perdere quel nonsochè di cafonetto di periferia ma in definitiva un acconciatura accettabile.

5)      15 - 16 anni: Liam Gallagher. Andavo in giro anche dondolando come una scimmia. Non credo serva aggiungere altro.

6)      17 anni: Spazzolone proto punk. Acconciatura puntuta e spettinata con, a volte, qualche mèches che fa molto fighetto lindo e pinto.

7)      18 anni: Anarchia. Nell’estate del 2000 avevo i capelli lunghi. Dopo averli tinti di nero a giugno, sono passato attraverso ben 4 decolorazioni e a settembre ero più biondo della cantante dei Roxette con un frontino che tirava la mia chioma all’indietro e due orecchini in bella vista sulle orecchie (p.s. non sono gay).

8)      19 anni: Modello Skin. Per qualche tempo. Dato ciò che ho scritto appena un rigo più su è facile intuirne le motivazioni.

9)      20 anni: Anarchia parte seconda. Qui si raggiunge l’apice. Quasi tre anni fa la mia acconciatura era molto simile ad un cespuglio ma la particolarità non era il (non) taglio bensì il colore: rosso fuoco. Ma non il rosso che si vede in giro. Un rosso extraterrestre da fumetto manga giapponese che dava forse più sul fucsia che altro. Il mio pizzetto (questo nero) era cresciuto a dismisura e i professori facevano finta di non conoscermi anche in aula (tranne la mia docente di Storia dell’arte).

10)  23 anni: http://www.emotionalbreakdown.com/contatti.asp?id=8

giov

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